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Itinerari Natura: la Valle del Belice

Il bellissimo tratto che separa Marsala da Mazara del Vallo (statale 115 o ancor meglio la litoranea che dirige verso Petrosino) e fortemente connotate da due precipui ambienti naturali costieri le “sciare” e le paludi, ambienti che fanno peraltro da contrappunto al paesaggio fortemente antropizzato delle vicine aree interne ove rigogliosi vigneti – siamo nella terra del vino e del Marsala – e morbide colline, punteggiati da “bagli” solitari, si perdono a vista d’occhio.

Vaste ed aride distese pietrose che degradano da nord-ovest verso sud-est, le “sciare” del mazarese – simili al serir, il deserto sassoso del Nordafrica – ospitano una rada vegetazione a ganga frequentata da Gongili e Lucertole wagleriane, due rettili endemici della Sicilia, da Coleotteri e da pochi uccelli tipici come l’Occhiocotto, la Sterpazzola, la Sterpazzolina. Non si pensi tuttavia ad un paesaggio privo di fascino al contrario, queste coste aspre e dure, scolpite e levigate dalle buriane, dalle violente sciroccate e dai marosi del Mar d’Africa – sfarzoso d’ogni tonalità di blu e di verde – sono tra le più belle che questa parte dell’Isola possa offrire.

Con una deviazione a destra, dalla statale 115 (ovvero dall’abitato di Petrosino e piegan-do poi verso sud-est) ci si inoltra nell’area paludosa di Capo Feto. Ambienti ormai quasi del tutto scomparsi in Sicilia, le paludi rivestono notevole interesse soprattutto dal punto di vista faunistico.

Negli specchi d’acqua bordeggiati dalla cospicua vegetazione palustre – che annovera piante significative ed anche rare (come il Limonium ramosisimum siculum esclusivo di questo luogo e dei pantani siracusani) – sostano infatti grandi stormi di uccelli migratori che, in primavera e autunno, vi trovano ristoro durante i loro estenuanti viaggi, significativa è anche la presenza di specie stanziali.

Raggiunta Mazara – non si perda la visita del suggestive porto canale sull’estuario del Fiume Mazaro – e lasciando la statale che punta direttamente verso Castelvetrano si precede sulla strada litoranea in direzione Torretta-Granitola, ancora sul calcareo tavolato.

Poco dopo, una stradina che si interna sulla sinistra consente di scoprire un altro del gioielli di questa splendida terra: i Gorghi tondi.

Incastonati in un’ampia vallata circondata da basse colline, questi piccoli specchi d’acqua appaiono in un insieme miracolosamente integro – quasi improbabili – come una lussuosa oasi verde e fresca in un contesto generale di terre aspre e aride.

L’importanza naturalistica di questo magnifico ambiente è duplice: da un lato la presenza di una fitta e ricca macchia mediterranea – composta principalmente da Lentisco, Terebinto, Palma nana, Camedrio, Quercia calliprina (pianta rara), Scabiosa grandiflora i cui magnifici fiori purpurei assumono qui una rara bellezza – di numerose specie ripariali che bordeggiano le rive dei tre laghetti – Scirpi lacustri, Tife e Gigli d’acqua – ed altre sommerse; dall’altro la straordinaria dovizia della ornitofauna stanziale e migratoria richiamata dai luoghi circostanti pressoché desertici in questa autentica oasi. Gli specchi d’acqua, infatti, sono densamente frequentati da Folaghe, Tuffetti, Anatre selvatiche, Aironi, Starne, Cannaiole, Usignoli di fiume, Upupe, Forapaglie e da numerosi rapaci, quali i rari Nibbio reale e bruno e il Falco di palude. Tra gli altri animali presenti, oltre ad alcuni piccoli mammiferi, il Ramarro e, nascosta tra le canne, la Testuggine palustre.

Si raggiunge quindi il delizioso borgo marinaro di Torretta Granitola, si prosegue sino ad incontrare sulla destra il bivio per Tre Fontane, piccolo centro balneare dalla bellissima spiaggia, ove si piega in direzione Campobello di Mazara, muovendosi in un pianeggiante paesaggio a vigneti, sino a raggiungere Castelvetrano.

Da questa cittadina, posta m un diversificato contesto ambientale di grande interesse – tra splendide spiagge, aspri pianori, dolci colline e gli alvei di tre fiumi, il Belice, il Delia e il Modione – possono effettuarsi una serie di facili escursioni.

Tra le tante, quelle al Lago di Trinità, un invaso artificiale immediatamente a ovest dell’abitato che ha acquisito importanti caratteristiche di naturalità e offre scorci paesaggistici davvero incantevoli; alle frazioni di Marinella e Triscina, nei pressi di Selinunte ove ad uno splendido tratto costiero sabbioso fa da magnifico contrappunto la maestosità delle sovrastanti, superbe rovine della città greca, all’incontaminato areale di Pietra Belice – tra il promontorio di Pizzo Don Pietro e quello di Castello di Pietra, pochi chilometri a est di Castelvetrano – un ampio anfiteatro naturale ricco di flora endemica che si affaccia sul Fiume Belice; e soprattutto alla Foce del Fiume Belice ed alle dune limitrofe, facilmente raggiungibili dalla statale 115 (dir Agrigento) ed imboccando, in un’ampia curva poco prima del bivio per Porto Palo, una strada sulla destra che porta sino ad un ben visibile ponte in ferro della ferrovia, nei pressi della foce.

Tra i più belli della Sicilia, il tratto di costa dalle finissime sabbie che si estende tra Marinella di Selinunte e Porto Palo rappresenta – al di là dell’interesse scientifico – una vera ricchezza dal punto di vista paesaggistico.

Si tratta di un insieme costituito da un sistema di dune costiere – un lembo di quello che caratterizzava inpassato il litorale meridionale dell’Isola – che spesso si spingono verso l’entroterra anche per 70/80 metri, raggiungendo un’altezza di 5/6 metri, e di un’ampia zona fociale. Sia le dune, continuamente modificate dall’azione del venti, spesso violentissimi, sia la foce, ospitano una comunità vegetale ed animale assai rilevante.

Nonostante le difficili condizioni ambientali, tipiche dei climi subtropicali (precipitazioni annue pressoché nulle, temperatura della superficie sabbiosa elevatissima, carenza di sostanze nutritive, azione continua del vento), le prime sono colonizzate – e spesso consolidate – da una flora vana e ricca che va dalle erbe striscianti capaci di “riemergere” dalla sabbia una volta ricoperte da questa, ai cespugli; dai piccoli alberi ai radi e delicati fiori.

Tra queste piante, perfettamente adattate al difficile ambiente, spiccano in particolar modo il superbo e profumato Giglio marino, ormai rarissimo in Sicilia, la Soldanella dalla infiorescenza rosea, l’Eringio marino dalle robuste spine, l’aromatica Santolina delle spiagge, la Onnide impreziosita da piccolissimi fiori gialli, il Ravastrello marittimo dai fiori odorosi, il giallo Papavero cornuto e poi, ancora, gli alberelli di Tamerice e Ie spettacolari Acacie.

Nei pressi della bellissima foce del fiume e lungo le sue rive attecchisce una ricca vegetazione palustre a Canne, Carici e alcune Tifacee. Dal punto di vista faunistico l’intera zona è altrettanto, se non più, importante; le particolari caratteristiche ambientali, infatti, fanno si che presso la Foce del Belice sostino Aironi cinerini, Martin pescatori, Anatre, mentre nelle bassure retrodunali, dove sovente si accumulano le acque provenienti dalla falda freatica, non e difficile scorgere Cuculi, Ghiandaie marine, Rigogoli. Significativa, inoltre, la presenza di numerose specie di Artropodi e, tra i rettili, quella del Ramarro, il più grande sauro siciliano. Sembra infine che su queste magnifiche spiagge vengano a deporre le uova le Tartarughe marine.

Da Castelvetrano si prosegue sulla provinciale sino a Partanna, da qui ci si immette sulla statale 119 e si precede verso nord, per Santa Ninfa e Gibellina nuova, risalendo in tal modo la Valle del Belice. E’, questo, un tratto di strada di grande interesse paesaggistico che si snoda interamente nell’area interna trapanese, offrendo anche una grande varietà di manifestazioni della natura dolci e verdeggianti colline intervallate da aspri rilievi, ampie vallate, ricchi corsi d’acqua, rigogliosi complessi boscati di origine antropica – i rimboschimenti ad Eucalipto e Conifere – e naturale, costituiti prevalentemente da Lecci, Querce da sughero, Frassini, Carrubi, Oleastri e da associazioni arbustive mediterranee a Rovi, Corbezzoli, Ginestre, Perastri, il cui grado di copertura del suolo e sovente totale.

Da Santa Ninfa, prima di discendere verso Gibellina nuova, consigliamo una breve digressione sino ai ruderi del vecchio abitato per godere di questo splendido tratto di strada che si snoda in buona parte al piede di Monte Finestrelle, sulle cui pendici meridionali si apre la Grotta di Santa Ninfa, cavità di origine carsica ospitante una importante fauna cavernicola.

Da Gibellina nuova, ritornando verso est, si raggiunge Salemi, posta su di un’altura che si erge al centro di amene vallate. Da qui, imboccando la statale 188, valicato il Passo di Calcara, inizia la discesa verso Marsala, in un susseguirsi di ampi, variati e bellissimi paesaggi.

Sempre da Salemi, in luogo di rientrare a Marsala e Trapani, ci si può immettere nel secondo degli itinerari proposti, procedendo in direzione Vita e Calatafimi.

testi tratti dalla pubblicazione della provincia di Trapani “Tra Mare e Terre”.