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Itinerari: Trapani

A i piedi dell’aspro monte Erice, che sembra vigilare su di essa, Trapani si stende fino al mare, allungandosi su un promontorio arcuato.

Lungo la sponda adiacente alla città e poi via via lungo la costa, fino a Marsala, cumuli di sale biancheggiano lungo la riva, custoditi da mulini a vento che, con le loro grandi pale, si stagliano contro il mare simili a fantastici mostri. Di fronte, spesso avvolte da una leggera foschia che ne rende incerti i contorni, emergono tre isole, le Egadi, che danno il benvenuto al visitatore che giunge dal mare.

Città piccola, Trapani, nella sua culla di mare, l’aspetto un po’ dimesso di chi cela i suoi tesori per mostrarli solo a chi li sa apprezzare Le origini di Trapani storicamente si fanno risalire ai Sicani, che qui avrebbero fondato un loro villaggio, ma forse, come narrano antichi scrittori, sorse sulla falce caduta a Cerere mentre, disperata, vagava per il mondo alla ricerca della figlia Proserpina, rapita da Plutone. Certo e che su questi lidi si avvicendarono numerose popolazioni più o meno fantastiche.

A cominciare dai Ciclopi, vissero qui gli Elimi, i Giganti, i Troiani, i Fenici e numerosi altri, ma Trapani acquistò importanza solo nel 260 a C , quando Amilcare fece trasportare qui gli abitanti di Erice, città della quale era stata lungamente l’emporio (porto). Durante la dominazione romana la città perdette molto del suo prestigio L’unico avvenimento di rilievo fu l’arrivo degli Ebrei, che si trovarono cosi bene da fondare qui una importantissima comunità israelita.

Trapani segui nell’ombra le vicende della Sicilia, tornando alla ribalta della storia nel Duecento, quando Ferdinando d’Aragona le concesse il proprio favore. Fiorivano i commerci; sale, tonno e pregevoli lavorazioni artistiche in corallo, pietre dure, legno, venivano venduti ed esportati in tutto il mondo allora conosciuto. La città era base d’appoggio per le navi del crociati che si recavano in Terrasanta, e ospitava i consolati di Catalani, Genovesi, Veneziani, Pisani, Francesi e molti altri. L’apice della potenza fu raggiunto nel corso del governo di Carlo V, che sbarcò qui di ritorno dalla vittoria di Tunisi e concesse alla città particolari privilegi, permettendole di migliorare ancor più la propria posizione. Nel diciassettesimo secolo sorsero gli edifici barocchi che ancor oggi caratterizzano il suo centro storico. L’attività del porto andò sempre più incre-mentandosi, e ancora oggi, sebbene in misura minore rispetto ai tempi d’oro, e al centro dell’economia cittadina.

Per la visita di Trapani è necessario un giorno.

Testimonianze artistiche

Il Santuario dell’Annunziata

E’ il principale monumento cittadino. Fu eretto tra il 1315 ed il 1332, successivamente ingrandito ed infine totalmente rifatto nel 1760.
La facciata e originale ed è ornata di un magnifico rosone e di un portale gotico del primi del Quattrocento. Sui piccoli portali laterali si trovano due statue cinquecentesche dell’Angelo e dell’Annunziata. All’ interno si visitano in particolare la Cappella dei Marinai e la Cappella del Pescatore. La prima si trova sulla sinistra del presbiterio e fu costruita in tufo fra il 1514 e il 1552. Nel suo caldo colore giallo si fondono stili e motivi diversi gotici, rinascimentali orientali interpretati col profuso decorativismo di timbro locale.
La seconda, sul lato opposto risale al seco XVI. A pianta quadrata, sormontata da un’abside ottagonale, e decorata nelle trombe che reggono la stessa con affreschi rappresentanti. Le storie della Genesi Dietro l’altare maggiore vi e l’accesso al santuario propriamente detto, nel cui fondo e la Cappella della Madonna, del 1530. Il grande arco marmoreo esterno e opera di Antonello, Antonio e Giacomo Gagini, che lo ornarono di preziosi rilievi (Padreterno e Profeti) Sull’altare si trova la magnifica Madonna col Bambino, opera di Nino Pisano e della sua bottega.
Secondo l’opinione più accettata la statua giunse a Trapani nei primi anni del Trecento, portata da un cavaliere gerosolimitano di origine pisana, il committente dell’opera La tradizione popolare ci tramanda che questi in principale aveva portato con se la statua nella sua commenda d’Oriente. Qualche anno più tardi decise di sottrarla alle insidie del Saraceni e si imbarcò alla volta dell’Occidente con il prezioso simulacro. Durante la navigazione la nave fu sorpresa da una tempesta ed il cavaliere fece voto di lasciare la statua sulla prima terra che avesse toccato Caso voile che questa fosse proprio la Sicilia, che da allora la ospita. L’artista seppe unire nella sua opera rara bellezza, grande nobiltà e finezza, e la suggestiva statua e stata per secoli modello delle opere degli artisti locali, dal Laurana ai Gagini, i quali, soprattutto, cercavano di eguagliare il dolcissimo e ineffabile sorriso della Madonna, che l’ha resa celebre

La Cattedrale

Dedicata a San Lorenzo, fu eretta nel 1635 su una precedente chiesa del Trecento, nel luogo in cui fin dal 1129 m era la loggia dei Genovesi, i quali hanno lasciato il loro segno in uno stemma all’inter-no dell’edificio L’elegante portale barocco fu arricchito nel Settecento da un arioso portico e da una cupola, bizzarramente affiancata da cupolette minori All’ interno, decorato nello stile del primo barocco, sono custodite numerose opere d’arte, fra le quali una “Crocifissione” attribuita a Van Dyck

S. Maria di Gesù

Risale alla prima meta del XVI secolo La facciata si presenta in forme miste gotico rinascimentali e si orna di un bel portale di forme catalaneggianti In fondo, sulla destra del presbiterio, e la Cappella Staiti, al cui interno, sotto un prezioso baldacchino marmoreo di A Gagini (1521), si trova una statua in terracotta invetriata raffigurante la Madonna degli Angeli, pregevole opera di A della Robbia

Chiesa del Collegio

Fu costruita nella prima meta del 1600, con una salda struttura rinascimentale ornata con fini decorazioni scultoree L’interno a croce latina a tre navate e armoniosamente decorato a mischio e stuc-chi Sull’altare maggiore e collocate un bassorilievo marmoreo dell’ Immacolata di Ignazio Marabitti (1766) ed in sacrestia si trova un magnifico armadio in noce con delicatissimi intagli del XVIII secolo.

Palazzo Ciambra

Si trova nella via Giudecca, all’interno dell’omonimo quartiere ebraico Si tratta di un caratteristico esempio dello stile plateresco di derivazione catalana che si diffuse in Sicilia dalla Spagna nel Cinquecento. Il palazzo – risale alla metà del secolo XVI – fu un tempo splendido, per l’uso della pietra intagliata e per la dovizia degli ornamenti Un estroso artista tradusse nella pietra il fascino sottile dell’oreficeria e delle gemme, nella cui lavorazione gli ebrei erano insuperati maestri.

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