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Itinerario del Golfo

Tra le più ampie e incantevoli insenature della Sicilia, il Golfo di Castellammare annovera taluni siti tra i più belli del trapanese e, su tutti, il tratto costiero dello Zingaro, una delle “perle” più preziose dell’Isola intera.

Un insieme di ambienti, quello del golfo, che all’aspetto di grande spettacolarità – splendidi tratti costieri, a levante bassi e aperti, a ponente alti, frastagliati, ripidi, su cui incombe una catena montuosa di selvaggia bellezza – aggiunge il rilevante interesse biologico, presentando talune nicchie ecologiche uniche in Sicilia.

Per raggiungere il golfo ci si immette, da Trapani, sulla statale 187 che dirige verso oriente, dispensando per un lungo tratto una incantevole vista su Monte San Giuliano Pianeggiando in un dolce paesaggio a vigneti si perviene al bivio per Buseto Palazzolo da questo centro, con una breve deviazione, si può proseguire sino a Monte Scorace, interessantissimo biotopo caratterizzato da lembi di foresta mediterranea, con dominanza di Querce da sughero.

Procedendo oltre sulla statale, si arriva a Balata di Baida da dove con una ulteriore deviazione a sinistra si può raggiungere il mirabile “Castello” di Baida, nei pressi del quale si diparte il sentiero pel Monte Sparagio, di cui s’e gia detto ne precedente itinerario.

Dopo altri sette chilometri circa si incontra il bivio per Scopello, si lascia perciò la statale e ci si immette (a sinistra) sulla provinciale che costeggia in direzione nord-ovest il tratto di po-nente del Golfo di Castellammare, fortemente frastagliato, ricco di calette, aspri scogli, faraglioni. Anche Ia vegetazione, qui si presenta sotto vari e significativi aspetti, le zone a steppa degradanti verso il mare sono infatti fittamente ricoperte da Palma nana, le pendici dei rilievi a monte della strada, da Carrubo, Olivastro, Lentisco, Euforbia.

Questa parte dell’itinerario e un continuo susseguirsi di fastosi paesaggi marini subito l’insenatura e la Punta di Calabianca, quindi il seno di Guidaloca, Cala Rossa, irta di scogli e nella quale si apre una grotta sottomanna, poi ancora – mentre la strada prende a salire muovendosi tra aspre rocce sanguigne – i bellissimi faraglioni di Scopello che si levano, irti e ricoperti di vegetazione, di fronte all’omonima tonnara, in una fantastica insenatura lambita dal mare d’una trasparenza inusitata .

Infine, lo splendido scenario dello Zingaro, il felicissimo paradiso naturale miracolosamente integro nella sua impareggiabile, primitiva bellezza. Un filo di perle lungo sette chilometri: una continua teoria di pareti a picco sul mare, aspri promontori, magnifiche calette, spiagge dorate, antri e cunicoli sottomarini, bassi scogli, stretti valloncelli che si specchiano in un male incontaminato dai toni cangianti, sempre limpido, sempre tranquillo, e una catena di aspre montagne che vi fa da quinta sontuosa.

Prima Riserva naturale istituita in Sicilia, ambiente di eccezionale interesse vegetazionale e floristico pel la doviziosa presenza di piante rare e endemiche, lo Zingaro e forse ancora di più dal punto di vista faunistico l’esistenza di nicchie ecologiche molto vane consente infatti una diversità elevata – vi nidificano e vi si riproducono tra l’altro, più di quaranta specie di uccelli – non riscontrabile altrove nell’isola .

L’area della Riserva riveste anche notevole interesse archeologico in quanto nella grandiosa Grotta dell’Uzzo ha avuto sede uno dei primi insediamenti preistorici della Sicilia .
Perfettamente organizzata dal punto di vista della fruizione (sentieri con precise indicazioni, rifugi, punti-acqua, aree attrezzate, mu-sei, parcheggio auto), la Riserva e visitabile solamente ai piedi, non esistendo al suo interno strade carrabili. Tre i percorsi più rappresentativi: il primo si snoda, interamente lungo la costa, tra l’ingresso sud-est (versante Scopello) e l’ingresso nord (versante San Vito), il secondo interessa per metà il precedente, poi si inoltra in una delle zone alte dello Zingaro e fa ritorno al mare, il terzo, infine, il più impegnativo e praticamente un circuito completo, muovendosi sia lungo l’intero tratto costiero sia sulla dorsale montuosa della Riserva.

Ritornati indietro sino al bivio di Scopello ci si reimmette sulla statale in direzione Castellammare. Subito dopo, sulla sinistra, lo spiazzo del belvedere che dispensa grandiosi visioni sul sottostante golfo ove è incastonata, tra due spiagge e il piede del lussureggiante Monte Inici, Castellammare del Golfo.

Una agevole pista che si stacca sulla destra dalla statale, nei pressi del belvedere stesso, permette l’ascensione a Monte Inici, tra i rilievi più alti della provincia. Fittamente ricoperto da un rimboschimento e da lembi di vegetazione spontanea a Querce, Frassini e associazioni arbustive, questo ambiente integro e indisturbato consente il proliferare di numerosi rapaci ormai rari in Sicilia .

Giunti poi al bivio per Segesta si lascia la statale e ci si immette (a destra) sulla provinciale sino ad incontrare lo stabilimento delle Terme Segestane le cui sorgenti di acque sulfuree sgorgano sulle rive del vicino Fiume Caldo. Da non perdere la risalita del breve tratto del corso d’acqua compreso tra lo stabilimento (sentiero a sinistra) e le profonde gole, muovendosi tra piccole anse riparate ov’e piacevole prendere del bagni caldi. Subito dopo, deviando a sinistra e attraversando il Ponte Bagni (bellissima la vista sulle sottostanti gole e la cascata), si raggiunge la statale 113 e si precede sino ad Alcamo da qui una comoda strada consente la facile ascensione a Monte Bonifato la cui parte sommitale e ricoperta da una rigogliosa pineta ove residuano lembi di un’antichissima sughereta autoctona andata progressivamente perduta, cosi come avvenuto in altri rilievi limitrofi.

Dal punto di vista faunistico la zona, grazie alla protezione della quale gode, ha assunto notevole importanza in quanto ricca di fauna stanziale, come alcune rare specie di falconiformi. Sulla vetta, dalla quale si gode uno splendido panorama, sono presenti i resti di un castello medievale e la suggestiva cappella di Madonna dell’Alto.

Da Alcamo, a ritroso sulla statale 113, si perviene al bivio per Segesta, si sale sino allo svincolo dell’autostrada e si procede oltre sino ad incontrare sulla sinistra una strada sterrata che conduce a Monte Pispisa Oltre ad una straordinaria vista sul parco archeologico, questo bel rilievo offre la possibilità di facili escursioni in un ambiente incontaminato.

Ritornati sulla statale si raggiunge Calatafimi – nei cui dintorni sono talune aree di pregio naturalistico come il superbo Bosco di Angimbè, la cui visita non e da perdere – e si dirige verso Trapani, ove si conclude l’itinerario.

Lungo quest’ultimo tratto di strada – che si snoda tra un dolce susseguirsi di verdi colline e possibile effettuare ancora due deviazioni verso Vita, ov’e il querceto misto di Monte Baronia e, più avanti, in direzione di Montagna Grande (bivio a sinistra), rigogliosa di Lecci e Sugheri, e del vicino Lago Rubino, un invaso arti-ficiale di interesse paesaggistico nonché importante luogo di sosta dell’avifauna migratoria.

testi tratti dalla pubblicazione della provincia di Trapani “Tra Mare e Terre”.